Habitat, ecosistema ed ecologia: cosa rappresentano

Habitat, ecosistema ed ecologia sono parole che sentiamo sempre più spesso, ci circondano e ne facciamo parte, ma cosa rappresentano esattamente?

Una casa da studiare

Iniziamo col dire che la parola “ecologia” (“Ökologie”) è stata coniata nel 1866 dallo scienziato tedesco Ernst Haeckel (1834-1919) nel libro Generelle Morphologie der Organismen. Nome poco noto nel panorama scientifico contemporaneo, Haeckel era considerato a fine Ottocento «il più noto, attivo e chiassoso darwinista di Germania»[1].

Formatosi a Jena (una delle capitali del romanticismo goethiano) e attento lettore delle opere dei più celebri esponenti dell’estetica filosofica tedesca (quali A. Baumgarten, I. Kant e A. von Humboldt)[2]. Haeckel definì l’ecologia come:

Lo studio dell’economia della natura e delle relazioni degli animali con l’ambiente inorganico e organico, soprattutto dei rapporti favorevoli e sfavorevoli, diretti o indiretti con le piante e con gli altri animali; in sintesi ecologia è lo studio di tutte quelle complesse interrelazioni a cui Darwin si riferisce quando parla di condizioni della lotta per l’esistenza.

L’etimologia della parola stessa, che ci rimanda al greco, deriva da οἶκος, oikos, “casa” o anche “ambiente”, e λόγος, logos, “discorso” o “studio”; quindi lo studio dell’ambiente, o, meglio, della casa, inteso come luogo di vita.

Un luogo fatto di relazioni
l’ambiente costiero è ricco di organismi, animali e vegetali. Maratea (PZ), Acquafredda, Malupassu- ph Luigi Campagna

In generale, l’ambiente è tutto ciò che circonda e influenza un organismo: dalle proprietà fisico-chimiche (luminosità, umidità, temperatura, acidità, elementi essenziali, ossigeno, anidride carbonica, ecc.) fino ai rapporti con gli altri organismi, le lotte, le cooperazioni, e, negli organismi più evoluti, i rapporti affettivi e culturali. Un ambiente naturale è una grande regione della Terra, dotata di caratteristiche omogenee relativamente a clima, morfologia della crosta terrestre, natura dei suoli, forme di vita animale e vegetale. Sono ambienti naturali il deserto, la foresta pluviale, le praterie, il bosco, ecc.

Il  sottoinsieme dell’ambiente

All’interno dell’ambiente naturale esistono più ecosistemi. Gli ecosistemi sono dati dalla relazione tra l’ambiente fisico, detto biotopo, e la comunità di organismi, di specie diverse, che vivono in un dato luogo, detta biocenosi. Il biotopo non è necessariamente inorganico, ma può anche essere organico. Gli ecosistemi sono, per esempio, un bosco di latifoglie, un lago di montagna, un campo coltivato, ma anche un animale infestato da più parassiti o un tronco in decomposizione.

Pelagia noctiluca, un animale tipico dell’ecosistema marino mediterraneo – ph Luigi Campagna

Tutti gli ecosistemi della Terra sono in continuo rapporto fra di loro, in quanto scambiano energia e materia continuamente. L’insieme di tutti gli ecosistemi del nostro pianeta prende il nome di biosfera. La biosfera quindi si può considerare formata dall’insieme degli ambienti fisici del pianeta (terre emerse, o litosfera; acque, o idrosfera; aria, o atmosfera), che possono ospitare forme di vita, e delle comunità di organismi viventi che popolano tali ambienti.

Un equilibrio dinamico

È necessario ricordare che l’ecosistema è una relazione dinamica, cioè in continuo cambiamento, il cui equilibrio è una possibile condizione, che può cambiare: un campo fiorito, con le piogge ed i sali disciolti nel terreno che ne permettono la crescita, una colonia di conigli ed una volpe rappresentano l’ecosistema prato. Il campo fiorito cresce in maniera copiosa e viene attaccato dalla colonia di conigli. Una volpe mangia alcuni soggetti della colonia e permette al prato una crescita sufficiente ad ottenere un equilibrio. Se ci fosse una forte siccità, o se la volpe sparisse all’improvviso e non vi fosse un sostituto predatore a contenere il numero di conigli, il prato non riuscirebbe a crescere in tempo, determinando una modifica dell’ecosistema prato.

Chi abita gli ecosistemi ?

All’interno dell’ecosistema si possono evidenziare più habitat.

anche una pianta di bosso può essere l’habitat per piccole specie di insetti

La parola habitat deriva dal verbo latino habitare, e letteralmente significa abita. L’habitat è il luogo in cui si sviluppano e crescono individui della stessa specie, animale o vegetale. Abbiamo habitat naturali, come il sottobosco, il fondale marino, la pelliccia di un animale, oppure artificiali, come un campo coltivato, un giardino, una discarica, un acquario o uno zoo.

La professione degli organismi

In un dato habitat ogni specie occupa una sua nicchia ecologica: non è un luogo ma un modo di vita, un ruolo e comprende tutte le condizioni fisiche, chimiche e biologiche di cui la specie necessita per vivere e riprodursi (luce, anidride carbonica, ossigeno acqua e sostanze nutritive, temperatura, tipo di cibo, predatori, specie che competono per le stesse risorse, ecc.). Le specie, in genere, occupano nicchie ecologiche tanto più diverse quanto più diverse sono le loro abitudini alimentari e ciò perché in questo modo viene a mancare un importante fattore di competizione. Si usa spesso dire che l’habitat rappresenta l’indirizzo di una specie e la nicchia ecologica è la sua professione.

Facciamo qualche esempio per comprendere il tutto:

il koala (Phascolarctos cinereus; Goldfuss, 1817)

il koala (Phascolarctos cinereus; Goldfuss, 1817) è una delle specie, animali e vegetali, della biocenosi che vive nel biotopo della foresta della costa orientale (zona costiera Est) dell’ Australia, che rappresentano l’ecosistema della foresta australiana. Il suo habitat sono le foreste di alberi di eucalipto, che è il suo cibo principale. Infatti la sua nicchia ecologica è molto ristretta in quanto è un animale che si nutre quasi esclusivamente di foglie di eucalipto ed è quindi strettamente collegato a tale pianta, dove passa la maggior parte della sua vita.

Gli ecosistemi protetti

Su tutto il pianeta esistono alcune aree di ecosistemi terrestri, costieri e marini in cui, attraverso un’appropriata gestione del territorio, si associa la conservazione dell’ecosistema e la sua biodiversità con l’utilizzo sostenibile delle risorse naturali a beneficio delle comunità locali. Tali aree sono chiamate riserva della biosfera, la cui qualifica internazionale è assegnata dall’UNESCO per la conservazione e la protezione dell’ambiente all’interno del Programma sull’Uomo e la biosfera – MAB (Man and Biosphere).

Il Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano, in Campania

Il Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano, in Campania, che dal 1997 comprende 80 comuni e numerosi ambienti diversi, rappresenta uno delle 651 riserve della biosfera di tutto il mondo: le particolari condizioni climatiche ed orografiche dell’area del Parco favoriscono una notevole etoerogeneità floristica, con oltre 2000 specie diverse di piante autoctone spontanee. Tra esse circa 200 rivestono importanza per l’alto valore naturalistico delle specie endemiche e rare. Inoltre, la varietà di ambienti presenti giustifica anche la particolare diversità faunistica, come rapaci, anfibi, insetti e mammiferi rari.

Francesco Attanasio

[1] A. La Vergata, Filosofia e biologia, in P. Rossi (a cura di), La Filosofia. Vol. II – La filosofia e le scienze, UTET, Torino 1995, p. 104.

[2] A. Portmann, Omologia e analogia, tr. it. in «Rivista di Estetica», 62, 2016, p. 12.

 

COME CURARSI CON QUELLO CHE ABBIAMO IN CUCINA

Per piccoli incidenti in casa o qualche malanno, quando non occorre prendere necessariamente dei farmaci, possiamo affidarci ad antichi rimedi molto efficaci, preparati con alimenti che troviamo nella nostra dispensa, in cucina o in frigo. Questo elenco di piccoli rimedi non vuole essere in sostituzione a farmaci o cure mediche, ma vuole diffondere alcune buone pratiche che da secoli sono state tramandate di generazione in generazione dalle nonne di tutto il mondo.

Patata e tofu contro la febbre
La pianta di patata

Per la febbre : se sale oltre i 38°le nostre antenate spesso usavano una    patata cruda tagliata a fette applicate poi sulla fronte. Alla stessa maniera si potrebbero usare foglie verdi di verza, o di cavolo cappuccio, da immergere in acqua e ghiaccio ogni volta che si riscaldano con il calore del corpo.

 

 

 

In oriente si è sempre usato il tofu alla stessa maniera: prendere un panetto di tofu dal frigo e tagliarlo a fette, applicare una di queste sulla fronte e sostituirla ogni volta che perde freschezza. Il tofu ha infatti il potere di far fuoriuscire il calore dal corpo.

Altri rimedi contro la febbre
Esistono anche altri rimedi efficaci per abbassare la febbre: uno, solo per gli adulti, in quanto è molto potente e risulterebbe troppo forte per i bambini, e uno ,appunto, per bambini. Il primo è composto da tè kukicha, ricavato dai rametti del tè verde, che, contenendo pochissima teina, si può assumere anche prima di andare a dormire. Questi rametti (una manciata, mezzo cucchiaio) si fanno bollire nell’equivalente di una tazza d’acqua; a parte si prende un ravanello, si grattugia, vi si aggiunge un cucchiaino di shoyu (una salsa di soia fermentata, invecchiata naturalmente per diversi mesi, quindi con proprietà rafforzanti per il nostro organismo) e, volendo, anche un po’ di zenzero. A questo punto possiamo versare il tè bollente nel composto e si deve bere e mangiare il tutto; poi bisogna andare a letto o comunque mettersi sotto le coperte: questa combinazione di ingredienti favorisce molto la sudorazione facendo abbassare subito la febbre alta. Il secondo rimedio non è altro che del succo di mela naturale senza zucchero ,o della mela grattugiata ,meglio se un po’ aspra.
Un altro rimedio molto efficace per far scendere la febbre è la spremuta di arancia fresca. Di solito si prende per curare il raffreddore, ma in realtà, al di là del contenuto vitaminico, la spremuta di arancia contribuisce a raffreddare ulteriormente l’organismo.
Tè nero e cavolo cappuccio contro afta e prurito
Per combattere l’afta basta una bustina di tè nero bagnato appoggiato sull’afta: il tè nero contiene acido tannico che calma l’infiammazione. Se ci sono più afte è meglio preparare un tè nero molto ristretto e fare sciacqui più volte al giorno.
Per calmare il prurito si può usare il succo di un ravanello: si prende un ravanello, lo si grattugia e lo si strizza su un poco di ovatta e si passa sulla parte da curare.In alternativa possono rivelarsi utili anche le foglie verdi di verza o cavolo cappuccio che, dopo essere state battute un pochino perché ne fuoriesca la clorofilla, si poggiano sulla zona.
Sale e liquirizia per alzare la pressione
La pressione bassa si può combattere facilmente con alcuni rimedi naturali: la liquirizia, cha dona subito sollievo a spossatezza e capogiri , o qualche granulo di sale grosso, che ha la capacità di far salire subito la pressione, oppure un cucchiaio di salsa di soia (shoyu)e tè kuchika, o del gomasio da sciogliere in bocca.
Il gomasio

Il gomasio è un prodotto della cucina asiatica, composto da sale marino integrale e semi di sesamo; è un buonissimo condimento per primi piatti,secondi e insalate.

La cipolla contro tosse e naso chiuso
La cipolla

Per il naso chiuso dal raffreddore, tagliare una cipolla cruda e farla marinare un quarto d’ora in salsa di soia, aggiungere un pochino di acqua per coprire bene il tutto; dopo un quarto d’ora mangiare un cucchiaino di questo preparato.

Per la tosse secca si prende la buccia esterna di cipolla (più o meno l’equivalente di tre cipolle rosa o rosse) e la si fa bollire con due tazze di acqua per un quarto d’ora circa; volendo si può aggiungere un po’ di malto di riso, che è un coadiuvante contro la tosse e le ostruzioni polmonari: questo sciroppo può essere utilizzato durante il giorno.
Un toccasana per tirarsi su
C’è un piccolo rimedio per aiutare chi si sente un po’ giù con l’umore nei cambi di stagione. Depressione è una parola forte, ma ci sono momenti in cui si ha bisogno di un piccolo aiuto per tirarsi su, specie nel periodo autunnale: (meglio se kuchika) e un cucchiaino di aceto di mele.
Zenzero contro il mal d’auto

Lo zenzero ha un effetto sul cervello: fa si che questo non riconosca il senso di nausea.

Lo zenzero

Tagliarlo a fettine e farlo bollire per un minuto circa e poi berne il liquido derivato, oppure strizzarlo (dopo averlo grattugiato) in acqua bollente; se si è un barca o in auto se ne può masticare un pezzetto direttamente.

Giovanna Ricci

NON IL SOLITO TIMO

LA PIANTA DELLA FORZA
Timo, Thymus vulgaris.

Il Timo viene indicato con il termine scientifico Thymus vulgaris, dove il nome del genere Thymus deriva dal greco e significa forza/coraggio, ciò che risveglierebbe in coloro che ne odorano il profumo balsamico.

Gli antichi Egizi ne usavano l’olio essenziale mescolato con altri olii per creare una sostanza base utile per le imbalsamazioni. Nell’antica Grecia i soldati si lavavano con acqua profumata al timo per dare vigore e forza. In passato, durante i riti sacri, il timo veniva bruciato per purificare l’aria. Gli antichi romani lo utilizzavano per sfruttarne le proprietà antisettiche e antidolorifiche, inoltre furono i primi a usarlo per conservare gli alimenti e dare profumo al vino e al formaggio. Nel Medioevo le donne nobili erano solite ricamare sulle insegne dei cavalieri un’ape posata su di un ramo di timo come simbolo di protezione per le battaglie e come buon auspicio. Veniva anche messo sotto un cuscino prima di addormentarsi per tenere lontano gli incubi.

PERENNE E PROFUMATA

Si tratta di una pianta arbustiva o erbacea che raggiunge i 50 cm di altezza, è perenne e legnosa. All’interno della pianta sono contenute delle ghiandole essenziali disposte alternativamente in croce sulle foglie. Il fusto presenta una parte aerea legnosa e l’apice è solamente foglioso. Le foglie sono disposte sul fusto in modo opposto a 2 a 2, possono essere di forma ovata, subrotonda o lanceolata con margini interi. Il colore varia dal verde, più o meno intenso, al grigio o all’argento e sono ricoperte da una fitta peluria. I fiori sono raccolti in infiorescenze a forma di spiga e possiedono petali di colore bianco, crema, violetto, rosa-biancastro, oppure da rosa a purpureo. Il frutto è un tetrachenio di forma ovoide o oblunga, con superficie liscia e glabra.

TANTE PROPRIETA’ IN UNA SOLA PIANTA

Il timo contiene soprattutto carboidrati e una buona dose di fibre ma contiene anche proteine, grassi e zuccheri in piccole quantità. Da non trascurare la quantità di sodio.

Molecola del timolo

Le proprietà del timo sono dovute al principio attivo detto timolo, che è un fenolo, ma anche alla presenza di tannini, terpeni, flavonoidi e saponine.

Il timo vanta numerose proprietà: aromatizzanti, digestive, lassative, antisettiche e antinfiammatorie, soprattutto nel caso di affezioni polmonari e bronchiali.

Il timo viene usato soprattutto sottoforma di infuso e di sciroppo, da usare nel caso di malattie delle vie respiratorie, di tosse e di raffreddore. L’olio essenziale di timo può essere impiegato in caso di naso chiuso per effettuare dei suffumigi con acqua bollente, al fine di contribuire a decongestionare e liberare le vie respiratorie.

L’infuso di timo è indicato in particolare in caso di gonfiori intestinali e di aerofagia in seguito a cattiva digestione. L’infuso di timo, inoltre, può essere impiegato per preparare un colluttorio naturale per eseguire risciacqui e gargarismi, in caso di alito cattivo o mal di gola. Il timo, infatti, è un disinfettante e antibatterico naturale in grado di contrastare i germi responsabili di tali disturbi. L’infuso di timo può essere impiegato anche nei pediluvi, al fine di alleviare la stanchezza e l’affaticamento che si potrebbero verificare a fine giornata a carico degli arti inferiori. L’infuso di timo freddo inoltre può essere usato come ultimo risciacquo per rinforzare i capelli deboli.

Olio essenziale di timo.

OLIO PROTETTIVO

L’olio essenziale di timo vanta un potere antibatterico e antivirale. Ne esistono due varianti: quello rosso, più forte e quello bianco, più delicato. Nel periodo in cui sono frequenti influenze e raffreddori può essere utile diffondere in casa qualche goccia di olio essenziale per purificare l’aria ed evitare il contagio.

Si può usare anche per fare fumenti in caso di raffreddore, sinusite, mal di gola o per massaggi sul petto dal potere balsamico (in tal caso diluito in olio di mandorle dolci o altri olii vegetali). L’olio essenziale di timo diluito può rivelarsi utile anche per fare massaggi contro i dolori reumatici o per stimolare il microcircolo.

UN INGREDIENTE STRAORDINARIO
Cortecce al timo con alici nostrane cucinate durante l’evento A TUTTO GAS “Il Golfo a tavola: cene di conoscenza territoriale”, dell’APS AUSS. Foto C. Guida

Il timo è molto apprezzato in cucina per le proprietà organolettiche e per le proprietà digestive. Viene impiegato per aromatizzare piatti a base di pesce o di carne, per le frittate, per minestre e legumi, per oli e aceti aromatizzati. L’impiego del timo negli alimenti ne favorisce la conservazione impedendo anche la formazione delle muffe. Molto apprezzato è anche il miele di timo.

L’uso alimentare del timo in piccole dosi non dà controindicazioni. Il discorso è diverso nel caso in cui venga utilizzato a livello curativo sottoforma di sciroppo o di olio essenziale. In quest’ultimo caso è sconsigliato l’uso in gravidanza, in allattamento e anche nei bambini piccoli in quanto si tratta di una sostanza molto concentrata e potenzialmente irritante o allergizzante. Non va mai usato puro e per via interna. Dosi eccessive di timo possono provocare sfoghi cutanei, orticaria e, come sciroppo, può provocare nausea, vomito o dolori addominali. Sconsigliato in caso di ipotiroidismo e da fare attenzione in caso si assumano farmaci.

Maria Cautela

CRISI DEL BALLO O DELLE DISCOTECHE?

UNO SGUARDO AI NUMERI

Fino al 2005 l’economia della notte in Italia si fondava sui locali da ballo. I dati di mercato mostrano un crollo di questi negli ultimi 15 anni sia nel numero (da 5mila a 2800) che nel volume d’affari (dagli 8 miliardi di euro annui del 2002 ai 5,3 miliardi di oggi).

La famosa palla a specchi (dall’inglese mirror ball) o strobosfera, usata nelle piste da ballo.

Ma qual è il target rappresentativo di questo crollo? Proprio i Millennials (coloro che sono nati negli anni ottanta e novanta del XX secolo) sembrano aver abbandonato le sale da ballo. Secondo una ricerca Fipe-Istat rispetto al 2008 i giovani dai 20 ai 24 anni che vanno a ballare almeno una volta all’anno sono diminuiti di 343mila unità, quelli dai 25 ai 34 anni di 939mila.

UNA CRISI LEGATA ALL’OFFERTA

Tutto ciò potrebbe far pensare a una crisi del ballo e la domanda sorge spontanea: le nuove generazioni non amano più ballare?

Tutt’altro, è proprio l’aumento della voglia di ballare e di divertirsi che ha   sancito la crisi della solita discoteca. Basti pensare che fino a qualche anno fa non vi era una sorta di concorrenza, chi voleva ballare si rivolgeva per forza di cose ai disco club, non è più cosi. Si balla ovunque: ristoranti, bar, circoli, spiagge, ville ed eventi one-night. L’entrata di nuovi attori nel mercato e il conseguente intensificarsi della concorrenza ha tolto lo scettro dell’economia della notte alla discoteca.

Ma quali sono allora le motivazioni dietro alla crisi di un format che per anni è stato motivo di vanto e di orgoglio nel nostro Paese? Il problema non è la recessione economica, utilizzata troppo spesso come scusa dagli addetti ai lavori, non è la mancanza di denaro, ma è un problema di idee, di innovazione.

Ciò che resta di una famosa discoteca di Rimini chiusa e abbandonata.

Quanti sono i locali che hanno deciso di riconsiderare se stessi o hanno deciso di investire sull’ammodernamento di strutture e impianti? E’ necessario sposare una filosofia moderna di intrattenimento per andare incontro alle esigenze di un profilo di cliente totalmente diverso rispetto a quello precedente. Inoltre è indispensabile utilizzare strategicamente e proattivamente i social media, gli stessi sui quali i giovani decidono di investire una grande quantità di tempo del loro quotidiano.

E’ la mancanza di una visione sul lungo periodo che manca: quante volte ci capita di vedere locali in pieno fermento per due, tre anni e poi vedere gli stessi completamente vuoti fino alla loro chiusura? Manca il coraggio, la voglia di gestire risorse, materiali e non, in maniera efficiente ed efficace con un’ottica strategica volta al lungo termine, in modo tale da non subire le mode, ma di crearle.

L’ OSPITE SPECIALE MOLTO CARO

La discoteca è uno dei luoghi di intrattenimento musicale per eccellenza e il cliente deve essere intrattenuto, ma quanti sono i locali ad offrire un’esperienza audiovisiva di eccellenza? Quanti fanno dell’intrattenimento della clientela il loro core business? Quanti infine ripongono fiducia e cercano di valorizzare giovani dj e vocalist resident che potrebbero diventare il valore aggiunto su cui costruire una squadra di successo?

Purtroppo e troppo spesso forse, ad esempio, si pensa che l’ingaggio periodico o continuo di “Special Guest”, compatibili con le possibilità di spesa del locale, possa essere un mezzo di attrattiva nei confronti del pubblico e generare valore. Sebbene questo a volte possa sembrare un rimedio, troppo spesso invece si dimostra essere un palliativo, e quindi una cura temporanea che esaurisce i suoi effetti nel breve termine. Questo a causa dei costi, spesso insostenibili, che indirizzano la scelta verso dj, vocalist, personaggi dello spettacolo con fascia di prezzo che consenta di rientrare nelle spese.

Ma qual è il motivo di ingaggio di un ospite? Quest’ultimo viene inteso come qualcuno che con il proprio nome sia in grado di attirare il pubblico nella discoteca, e quindi non solo i clienti abituali, ma soprattutto quella clientela che non ha mai frequentato il club. Il problema è che gli ospiti in grado di attrarre nuova clientela e dare un impulso pubblicitario notevole difficilmente sono sostenibili. In definitiva, non ci sono vie di mezzo, o meglio, esistono, ma non rispondono ai motivi che ne stanno alla base della scelta.

ESIGENZE DIVERSE E NON SODDISFATTE
La millennial generation

La verità è che gli addetti ai lavori non hanno saputo rinnovare il prodotto discoteca, è semplicemente rimasto lo stesso degli anni passati, le strutture sono vecchie e non al passo con la tecnologia. Le idee pure. Se sappiamo che la “millennial generation” non va in discoteca dobbiamo chiederci dove va e cosa ama fare. I dati di mercato ci dicono che quest’ultima ama viaggiare, pratica sport, beve alcolici a casa di amici o in locali alla moda, ama le serie televisive, guarda film, partecipa a festival, concerti ed happy hour. E’ una generazione molto diversa da quella dei loro genitori, sono cresciuti nella tecnologia, sono costantemente connessi ai social media con il proprio smartphone e amano condividere le loro “esperienze”. Sanno esattamente cosa vogliono, ed è proprio per ciò che desiderano che effettuano un’analisi costi-benefici, preferiscono spendere i loro guadagni in esperienze di valore.

CAMBIAMENTO E DIFFERENZIAZIONE

La vera sfida per gli attori del mercato è quindi quella di iniziare a dialogare con il proprio pubblico, individuarne aspettative e bisogni, gusti e preferenze e iniziare un percorso per soddisfarli, differenziandosi dai competitor.

C’è bisogno di cambiare approccio, la discoteca deve ripensare a se stessa e non deve essere più solo produttrice di un servizio, ma deve offrire un’esperienza a 360 gradi con capacità di attrattiva e di fidelizzazione.

Compito non facile certo: fenomeni come l’abusivismo, la tassazione e la legislazione sono sempre da tenere in considerazione e spesso non aiutano gli imprenditori del settore. Ma la differenza oggi, e soprattutto domani, la farà chi nel proprio mercato di riferimento attuerà tutte quelle misure strategiche e operative per differenziarsi e soddisfare una domanda che è sempre più veloce e informata.

Jova Beach Party
Il Jova Beach Party a Lignano Sabbiadoro il 6 luglio 2019.

“Non un’epoca di cambiamento, ma un cambiamento d’epoca”,

le parole di Papa Francesco per descrivere la situazione storica attuale. Se volessimo calarla nel contesto musicale e di intrattenimento non potremmo non menzionare “forse la cosa più difficile realizzata nella storia della musica italiana” prendendo a prestito le parole di Jovanotti che contando su 10 mesi di preparazione, 3 palchi di elevato impatto e un mix di mare e musica ha lanciato nell’estate 2019 un tour sold out sulle spiagge italiane, il Jova Beach Party. Una rottura con il “solito” concerto, il “solito” tour di un artista. Non solo musica, il Jova Beach diventa un vero e proprio parco di intrattenimento e divertimento sulla spiaggia fatto di gare di ballo, giochi, cacce al tesoro, food truck. Così ha esordito l’artista citando Pablo Neruda:

“Nascere non basta, è per rinascere che siamo nati. Ogni giorno”.

Forse è proprio da qui che deve ripartire l’intero settore dei locali da ballo .

Marco Cautela

L’EUROPA

La mitologica fanciulla
La fanciulla Europa sulla moneta greca da 2 euro

Nella mitologia greca, Europa era la figlia di Agenore re di Tiro. Zeus innamoratosi di lei decise di rapirla trasformandosi in un enorme toro bianco. La fanciulla mentre coglieva dei fiori in un prato vide il grosso animale avvicinarsi, il quale si sdraiò ai suoi piedi: tranquillizzata decise allora di salire in groppa al toro che si lanciò verso il mare e la trasportò fino a Creta. Dalla loro unione nacquero tre figli, il più importante, Minosse, diede vita alla civiltà cretese culla della civiltà europea. Il nome Europa così iniziò ad indicare tutti i territori a nord del Mediterraneo.

Il principio

La prima forma di un’unificazione del territorio europeo fu dovuta all’impero romano, grazie a secoli di lotte politiche e militari. Nel 212 d.C. venne emanato uno degli editti più importanti della storia romana, la Constitutio Antoninia. Tale editto, emanato dall’imperatore Caracalla, estendeva la cittadinanza romana a tutti gli abitanti dell’impero. Ma l’idea di una vera e propria Europa unita sorge all’indomani della seconda guerra mondiale il cui contesto economico e politico, gravemente compromesso, aveva bisogno di una spinta verso la ricostruzione. Tale contesto era animato da un lato da coloro che avevano prettamente una visione politica, ossia di creare un’alleanza che si sottraesse all’ingerenza sovietica. Dall’altro, invece, era composto da intellettuali che accoglievano il pensiero di Kant e Rosseau, abbraciando l’idea di una federazione europea.

I sei paesi della CECA

Il 18 aprile del 1951 a Parigi, sei paesi firmarono il Trattato istitutivo della Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio (CECA). Tale trattato attuò la prima forma di limitazione della sovranità di ciascun paese firmatario a favore di un ente sovranazionale. I sei membri fondatori furono: il Belgio, la Francia, la Germania, l’Italia, il Lussemburgo e i Paesi Bassi. Successivamente, nel 1957, gli stessi paesi firmarono i Trattati di Roma che rappresentano il momento costitutivo della Comunità Europea. Col passare degli anni aderirono altre nazioni e nel 1979 furono avviate le prime elezioni a suffragio universale diretto del Parlamento Europeo, che segnarono un momento decisivo per la partecipazione dei cittadini europei.

Il Mercato Unico

Ma il progetto più ambizioso è stato da sempre quello della creazione di un mercato comune. Nel 1986 viene firmato l’Atto unico europeo, che pone le basi per un ampio programma, di sei anni, finalizzato alla formazione di un “Mercato Unico”. Il quale, grazie anche al crollo del blocco sovietico, avverrà in una prima forma nel 1993 con l’attuazione delle “quattro libertà” di circolazione di beni, servizi, persone e capitali. Infine nel 2002 si arriva all’adozione della moneta unica, l’Euro, che ha dato vita a opinioni discordanti e ad accesi dibattiti.

I problemi

Per l’Europa dal 2010 a oggi possiamo dire che è stato un decennio complesso e critico. I problemi che l’Unione ha dovuto affrontare sono molteplici: primo tra questi la crisi globale che ha scosso le fondamenta economiche e messo in discussione l’importanza dell’Euro. A questa si aggiungno le continue guerre in medio Oriente e in Africa che hanno provocato instabilità con conseguente emigrazione verso l’Europa. L’UE, oltre al dilemma di come prendersi cura di loro, è diventata anche bersaglio dell’estremismo religioso e dei numerosi attacchi terroristici. Tale insofferenza ha portato il Regno Unito ad attuare una consultazione referendaria (finita con esito positivo) sull’uscita dall’Unione, la “Brexit“.

Gli enti che operano per l’Europa
Il Parlamento Europeo

Il funzionamento dell’UE è regolamentato dai trattati, approvati volontariamente e democraticamente da tutti gli Stati membri. Le istituzioni che permettono all’Unione di perseguire i propri obiettivi sono tre:

  • Il Parlamento Europeo: rappresenta i cittadini dell’Unione Europea. Condivide le funzioni legislative e di bilancio con il Consiglio.
  • Il Consiglio dell’Unione Europea: istituzione che da all’Unione gli impulsi necessari al suo sviluppo. Rappresenta i governi degli Stati membri ed esercita congiuntamente al Parlamento la funzione legislativa e di bilancio.
  • La Commisione europea: rappresenta l’Unione Europea ed ha il compito fondamentale di promuovere l’interesse generale europeo. Ad essa compete la funzione esecutiva.
Un’unione eterogenea e variegata
28 Stati membri della UE

Oggigiorno i paesi membri dell’Unione sono 28, la popolazione è di circa 510,1 milioni di persone (il 6,9% della popolazione mondiale). Si parlano 24 lingue ufficiali ma la Commissione svolge i suoi lavori in tre lingue procedurali: inglese, francese e tedesco. L’UE non ha alcun legame formale con nessuna religione. L’articolo 17 del trattato sul funzionamento dell’Unione Europea riconosce lo “status sotto il diritto nazionale delle chiese e delle associazioni religiose” nonché quello delle “organizzazioni filosofiche e non confessionali”.

Tutti insieme per la pace e la libertà

Infine un ruolo fondamentale che assume l’UE è quella di garantire i diritti fondamenti dell’uomo e del cittadino. Ha da sempre assunto il principio

La carta dei diritti fondamentali dell’UE

dello stato di diritto e la promozione dei diritti umani come propri valori fondanti (basti pensare che requisito fondamentale per farne parte è l’abolizione della pena di morte). Garantisce il principio di uguaglianza dei cittadini, il principio di democrazia rappresentativa e partecipativa, promuove la partecipazione delle legislazioni nazionali in materia di asilo politico, di repressione del razzismo e della xenofobia, sostenendo i diritti delle minoranze. E’ su tali valori che L’UE persegue i seguenti obiettivi:

  • promuovere la pace e il benessere dei suoi popoli;
  • offrire sicurezza e libertà;
  • promuovere la coesione economica;
  • rispettare la diversità culturale;
  • combattere l’esclusione sociale.

Mario Attanasio

A TUTTO GAS: la carruba

Prodotti di produttori consapevoli
La seconda cena di conoscenza territoriale A TUTTO GAS. Ph. C. Guida

Venerdì 2 agosto 2019 si è volta la seconda serata A TUTTO GAS, la campagna di sensibilizzazione dell’APS AUSS di Sapri (SA) per la conoscenza territoriale di prodotti e produttori del Golfo di Policastro e dintorni. Ma quali prodotti vengono serviti a tavola e di quali produttori? Iniziamo a dire che i produttori sono quelli che uniscono la sapienza alla passione, capaci di ri-inventare un percorso rurale che gli permette di riposizionarsi in un territorio sempre più segnato dallo spopolamento. Produttori a volte con competenze particolari, professionalità specifiche, sogni lungimiranti, ma tutti con l’obiettivo comune di agire con consapevolezza, nel rispetto delle generazioni future. Di conseguenza i prodotti provengono da un’agricoltura biologica o in conversione ma non solo; da produttori che lavorano su terre abbandonate da prima dell’entrata in uso, in agricoltura, della chimica di sintesi con i suoi fertilizzati e/o diserbanti. Alla campagna di sensibilizzazione dell’APS AUSS hanno aderito le organizzazioni locali “Comunità del Cibo e della Biodiversità di interesse agricolo e alimentare dell’Area Sud della Basilicata” , “Baticòs Bio-distretto Alto Tirreno Cosentino” e una rete di aziende a loro collegati e altre di aree geografiche del Golfo di Policastro.

La diversificazione come strategia
Penne di carruba al costoluto. Ph C. Guida

Tra le aziende presenti nel piatto di A TUTTO GAS ci soffermiamo su Marchio Mediterraneo: un’azienda che ha messo in produzione una linea di pasta biologica denominata “Carruba!”. Come già indica il nome, la particolarità di questo prodotto è una miscela di farina di carruba e farina di grano duro per la versione classica, e carruba e mais per la versione senza glutine. L’azienda ha quindi incentrato la sua diversificazione del prodotto individuando una risorsa non molto conosciuta ma tipica italiana, attualmente siamo i secondi produttori al mondo dopo la Spagna!

Marchio Mediterraneo ha sede operativa a Moio della Civitella (SA) poco distante dal Golfo di Policastro ma la carruba è presente in modo considerevole localmente, tanto che quella di Maratea è inserita al numero 64 dell’elenco PAT 2019. Marchio Mediterraneo. per garantire la certificazione BIO dei suoi prodotti, al momento, utilizza principalmente farine siciliane, made in Italy !

Quando l’APS AUSS parla di valorizzazione territoriale in questo caso pensa alla possibilità che la presenza di un’azienda come Marchio Mediterraneo possa essere stimolo e volano per la messa in produzione dei carrubeti locali. Con il supporto di un professionista nel campo della salute dell’alimentazione, la dott. ssa Maria Cautela socia dell’APS AUSS, vediamo nello specifico le proprietà della carruba (Ceratonia Siliqua).

Amalia Bevilacqua

Un frutto tipico italiano

La carruba è il frutto del Carrubo, albero sempreverde tipico delle zone del Mediterraneo, spontaneo nelle zone costiere del sud Italia.

Viene definito come alimento nutraceutico in virtù delle proprietà nutrizionali e salutistiche che possiede. In realtà per tanto tempo la carruba è stata trascurata, tanto da essere definita “frutto dimenticato”. Ultimamente, invece, la carruba è al centro di numerosi studi che ne evidenziano le numerose virtù che hanno spinto a rivalutare il suo uso in campo alimentare, dietetico e salutistico.

La polpa di carruba contiene il 48-52% di carboidrati (saccarosio, glucosio e fruttosio), il 18% di cellulosa ed emicellulosa e il 2-3% di ceneri (potassio e calcio prevalgono). Sono presenti piccole quantità di lipidi e proteine. È fonte di vitamine (A, B1, B2, B3, D) e di minerali (calcio, magnesio e potassio). Interessante è il contenuto di pectine e tannini: le pectine sono utili per patologie dell’apparato digerente, in particolare per attenuare i fastidi tipici della sindrome del colon irritabile grazie al fatto che tali componenti sono in grado di assorbire molto liquido e formare un gel capace di distendere le pareti intestinali e contrastare le contrazioni dolorose del colon irritabile; i tannini, in virtù del loro potere astringente, possono essere utili nella terapia antidiarroica.

I semi di carruba sono costituiti da una pellicola esterna, da un endosperma e da un germe. Il tegumento contiene lignina, cellulosa, pigmenti e sostanze antiossidanti; l’endosperma è ricco di galattomannani (polisaccaridi); il germe presenta un’elevata percentuale di carboidrati ma contiene anche proteine e lipidi.

Sapor di cioccolato

La polpa della carruba ha un sapore che ricorda quello del cioccolato ma a differenza di quest’ ultimo ha un minore contenuto calorico e un elevato contenuto di fibre, vitamine (riboflavina) e minerali (calcio, potassio, rame e manganese), utile per le funzioni metaboliche e per nutrire i tessuti nervosi. Da non sottovalutare l’assenza di caffeina e teobromina rispetto al cioccolato che la rende idonea anche a chi presenta allergie e ipersensibilità a tali sostanze. La carruba è totalmente priva di glutine, per cui può essere consumata anche da chi soffre di celiachia.

Ci sono studi clinici che confermano le proprietà astringenti e antisettiche della carruba. Importanti studi si sono focalizzati sulla capacità di tale frutto di abbassare i livelli di colesterolo, sulle proprietà antiossidanti e chemio-preventive. I ricercatori hanno concluso che il consumo quotidiano di cibi arricchiti di polpa di carruba ha effetti benefici e può essere utile nella prevenzione e cura dell’ipercolesterolemia. Inoltre l’elevato contenuto di antiossidanti fenolici la rende un buon alleato nella prevenzione di patologie vascolari e degenerative.

Le carrube vengono raccolte tra la fine di agosto e i primi di ottobre grazie al processo di abbacchiatura dopo aver disposto sotto l’albero teloni o reti.

Un frutto, tanti prodotti

I prodotti del carrubo presenti sul mercato sono sostanzialmente la polpa di carruba, i semi e derivati di entrambi. Tramite la frantumazione delle carrube si separano i semi dalla polpa che può essere usata come tale o come mangime per l’alimentazione dei bovini o dei suini oppure frantumata ulteriormente producendo la farina. Anche dai semi è possibile ottenere una farina di diversa granulometria.

Dalla lavorazione delle carrube si ricavano sostanze coloranti e tre tipi di farine:

  • Farina di semi, usata in pasticceria come additivo; la pectina in essa contenuta svolge una funzione addensante, aiuta a stabilizzare e omogeneizzare i gelati e risulta molto utile per realizzare torte prive di latte e uova.
  • Farina di polpa, usata nella preparazione di dolci come sostituto del cacao grazie al suo sapore simile a quello del cioccolato. A differenza del cacao è priva di caffeina, inoltre non contiene colesterolo, è ricca di calcio, di ferro ed è molto zuccherina.
  • Farina dell’intero baccello, più grezza e fibrosa, usata per ricette tradizionali.
    In conclusione, si può dire che la carruba è un frutto da tenere in considerazione nell’ambito di una dieta varia ed equilibrata. Di solito si trova sottoforma di farina addizionata a numerosi alimenti per migliorarne le caratteristiche organolettiche ma per sfruttarne le proprietà salutistiche conviene consumare alimenti quali pane o pasta a base di farina di carruba. Da sottolineare che tali prodotti possono essere consumati anche da chi soffre di celiachia grazie all’assenza di glutine.

Maria Cautela

A TUTTO GAS Il Golfo nel piatto

Il cibo va in scena

Una sera di mezza estate in riva al mare, le luci lontane di lidi lucani e calabresi, la tranquillità goduta alla foce del fiume Bussento. Questo il profilo della location dove venerdì 19 luglio 2019 è ripartito il progetto A TUTTO GAS: seconda edizione delle cene di conoscenza territoriale realizzate dall’APS AUSS di Sapri (SA).

Riscoprire l’etica del cibo

Le cene di conoscenza territoriale sono l’occasione per portare a tavola produttori e prodotti del Golfo di Policastro e dintorni, conoscere ed assaggiare quanto la natura dona al territorio e come i nuovi contadini si sono organizzati per conservare la varietà agricola e valorizzarla con tecniche di coltivazione libere dalla chimica di pesticidi e fertilizzanti. Etica e ingegno al servizio di equilibrati stili di vita e produzione.

Prodotti d’eccellenza

La convivialità ha fatto da scenografia e così, tra una portata e l’altra, hanno sfilato i Prodotti Agroalimentari della Tradizione italiana individuati nell’elenco PAT del Ministero delle Politiche Agricole: la treccia di mozzarella di Massa di Maratea (PZ); il pomodoro costoluto di Castrocucco di Maratea (PZ); il fagiolo a pisello di Monte San Giacomo (SA). Sapientemente uniti ai primi hanno varcato la scena anche la zafarana di Tortora (CS), la pasta di carruba di Moio della Civitella (SA), il vino di Centola (SA) che pur non essendo inseriti nella PAT afferiscono ad altri progetti di valorizzazione agricola che meglio racconteremo nei prossimi articoli.

I produttori coinvolti

Alla tavola di A TUTTO GAS hanno voce anche i progetti della Comunità del Cibo e della Biodiversità di interesse agricolo e alimentare dell’Area Sud della Basilicata e quelli di Baticòs Bio-distretto Alto Tirreno Cosentino, ma cosa significano queste sigle e nomi?

Vi offriamo una rapida carrellata che potrete approfondire navigando in rete ma soprattutto presso i rispettivi enti istitutivi.

Un modo per affermare l’identità rurale: i PAT
Il fagiolo nano di Monterberry. Foto C. Guida

PAT è l’acronimo di Prodotti Agroalimentari della Tradizione, sono elenchi aggiornati annualmente dal Ministero delle Politiche Agricole, su segnalazione delle Regioni, dichiarati espressione del patrimonio culturale italiano. Non si tratta quindi di una politica meramente finalizzata alla sicurezza alimentare ma la volontà di affermare l’identità delle diverse comunità rurali italiane, tanto da sancirlo con decreto interministeriale del 9/04/2008. Nell’elenco possono essere inseriti i prodotti agro-alimentari tradizionali quelli le cui metodiche di lavorazione, conservazione e stagionatura, sono consolidate e protratte nel tempo secondo regole tradizionali per un periodo non inferiore a 25 anni.

Nel 2019 la Campania ha raggiunto la quota di 515 prodotti nell’elenco PAT, la più numerosa d’Italia! Non da poco le altre due due regioni del Golfo di Policastro: quota 135 per la Basilicata e 269 prodotti per la Calabria.

La carruba nei prodotti di Marchio Mediterraneo. Foto C. Guida

E’ una politica di valorizzazione interessante sotto molti aspetti, come salvaguardare processi produttivi che non rientrano nelle rigide norme europee sulla sicurezza alimentare. Così da permettere alle imprese, laddove non si riscontrino reali criticità per la salute dei consumatori, di mantenere una sapienza ereditata di generazione in generazione. Le PAT se ben capite e valorizzate, possono essere volano per liberarsi da processi di omologazione turistica e rilanciare con una proposta vera di turismo rurale.

Uniti per valorizzare la biodiversità
Pomodoro costoluto e la treccia. Foto C. Guida

Comunità del Cibo e della Biodiversità di interesse agricolo e alimentare dell’Area Sud della Basilicata nata nel 2016, sull’onda della Legge 194/2015 “Disposizioni per la tutela e la valorizzazione della biodiversita’ di interesse agricolo e alimentare”, è una libera associazione costituita da:

Ente Parco Nazionale del Pollino; Ente Parco Nazionale dell’Appennino Lucano Val d’Agri Lagonegrese; Alsia A.A.S.D.”Pollino”; Gal “La Cittadella del Sapere”; Consorzio di Tutela dei Fagioli Bianchi di Rotonda D.O.P.;  Consorzio di Tutela dei Peperoni I.G.P. di Senise; Associazione per il riconoscimento della Farina di Carosella del Pollino; Istituto Professionale per l’Agricoltura (IPSARS) di Lagonegro; Consorzio di Tutela della Melanzana Rossa di Rotonda D.O.P.; Istituto Professionale Servizi per l’Agricoltura e lo Sviluppo Rurale “G. Fortunato”; Istituto Statale di Istruzione Superiore per l’Enogastronomia e l’Ospitalità Alberghiera di Maratea; Associazione guide ufficiali ed esclusive del Parco Nazionale del Pollino; Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico Basilicata; GAS Golfo di Policastro dell’APS AUSS; EVRA; Fattoria Didattica Azienda Zootecnica Maria Stellato; Azienda Agrituristica Fattoria Didattica “Il Piccolo Mulino”; BioAgriturismo – Fattoria Didattica “La Garavina”. Questa cordata di stakeholder, condividendo le singole progettualità, svolge attività di studio, recupero e trasmissione di conoscenze sulle risorse genetiche di interesse agrario dell’area lagonegrese – Pollino.

Il ritorno all’agricoltura sana
La Zafarana. Foto C. Guida

Baticòs Bio-distretto Alto Tirreno Cosentino è un’associazione di agricoltori ed enti territoriali che condividono una strategia di riconversione al biologico e tutte le azioni per un modello di sviluppo sostenibile. Baticòs, il cui nome è l’acronimo di Biodistretto Alto Tirreno Cosentino, riunisce realtà rurali ubicate in comuni che vanno dalla fascia costiera all’entroterra e nasce intorno alla necessità di riportare l’Agricoltura al centro della vita e dello sviluppo di questo territorio e ha aperto un dibattito sul tema del ritorno alla terra in una prospettiva di agricoltura biologica ed innovativa, nella tutela della Salute e del Lavoro. Si può parlare di una resistenza rurale in un territorio caratterizzato da spopolamento e un’elevata decrescita demografica; interessante è la partecipazione di giovani che nell’agricoltura hanno deciso investire il loro futuro mettendo in gioco nuove conoscenze e competenze.

Siete tutti invitati!

Questa piccola panoramica sugli attori coinvolti in questa edizione di A TUTTO GAS è un invito a partecipare ed è rivolto a tutti: non solo per provare prodotti sani e locali, conoscere consumatori curiosi e scoprire produttori agricoli attenti e simpatici, ma per creare un paniere di prodotti del Golfo di Policastro, a km0, curato e organizzato dalla nostra associazione APS AUSS.

A TUTTO GAS al THE RIVER Lido Food Bar. Foto C. Guida

La necessità di incontrarsi nel nostro territorio, morfologicamente complesso, e amministrativamente frammentato, diventa un imperativo per il buon cibo e il viver sano: l’APS AUSS, sempre attenta alla sostenibilità e alle pratiche virtuose, attraverso il progetto A TUTTO GAS, diventa un indispensabile tassello per lo sviluppo territoriale e per la divulgazione delle buone pratiche.

I prossimi appuntamenti saranno:

  • venerdì 2 agosto 2019 ore 21.30
  • venerdì 30 agosto 2019 ore 21.30

presso THE RIVER_lido food barPolicastro loc Torre Oliva, sponda dx del fiume Bussento. Santa Marina (SA).

Prenotazione obbligatoria al 338 8261497

Vi aspettiamo!

 

27/07/2019 _ Amalia Bevilacqua

Lavoro nei campi

Disegno di Rosapia Montuori

A Torraca fino alla seconda metà del 1900 la vita dei bambini, figli di contadini, si svolgeva aiutando i genitori in campagna. Si utilizzavano buoi e asini per arare la terra, si zappava, si raccoglieva il grano per fare il pane e si mungevano le mucche per fare il latte. Leggi tutto “Lavoro nei campi”

La II Guerra Mondiale

Disegno di Desirée Santoro

Verso la fine della Seconda Guerra mondiale il malcontento della popolazione italiana e del movimento di liberazione dal fascismo vede scendere in campo le forze anglo-americane arrivando, il 25 luglio del 1943, alla caduta del partito fascista, fino ad allora al governo. Leggi tutto “La II Guerra Mondiale”

La nevicata del ’56

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Nel 1956 ci una forte nevicata che durò 20 giorni. Dopo la prima settimana cominciavano a diminuire tutte le provviste di cibo, il foraggio per gli animali, l’acqua per cucinare e lavarsi.

<<L’ultima settimana eravamo affamati, affranti, molto tristi con la paura di morire tutti sotto la neve>>. Leggi tutto “La nevicata del ’56”