NON IL SOLITO TIMO

LA PIANTA DELLA FORZA
Timo, Thymus vulgaris.

Il Timo viene indicato con il termine scientifico Thymus vulgaris, dove il nome del genere Thymus deriva dal greco e significa forza/coraggio, ciò che risveglierebbe in coloro che ne odorano il profumo balsamico.

Gli antichi Egizi ne usavano l’olio essenziale mescolato con altri olii per creare una sostanza base utile per le imbalsamazioni. Nell’antica Grecia i soldati si lavavano con acqua profumata al timo per dare vigore e forza. In passato, durante i riti sacri, il timo veniva bruciato per purificare l’aria. Gli antichi romani lo utilizzavano per sfruttarne le proprietà antisettiche e antidolorifiche, inoltre furono i primi a usarlo per conservare gli alimenti e dare profumo al vino e al formaggio. Nel Medioevo le donne nobili erano solite ricamare sulle insegne dei cavalieri un’ape posata su di un ramo di timo come simbolo di protezione per le battaglie e come buon auspicio. Veniva anche messo sotto un cuscino prima di addormentarsi per tenere lontano gli incubi.

PERENNE E PROFUMATA

Si tratta di una pianta arbustiva o erbacea che raggiunge i 50 cm di altezza, è perenne e legnosa. All’interno della pianta sono contenute delle ghiandole essenziali disposte alternativamente in croce sulle foglie. Il fusto presenta una parte aerea legnosa e l’apice è solamente foglioso. Le foglie sono disposte sul fusto in modo opposto a 2 a 2, possono essere di forma ovata, subrotonda o lanceolata con margini interi. Il colore varia dal verde, più o meno intenso, al grigio o all’argento e sono ricoperte da una fitta peluria. I fiori sono raccolti in infiorescenze a forma di spiga e possiedono petali di colore bianco, crema, violetto, rosa-biancastro, oppure da rosa a purpureo. Il frutto è un tetrachenio di forma ovoide o oblunga, con superficie liscia e glabra.

TANTE PROPRIETA’ IN UNA SOLA PIANTA

Il timo contiene soprattutto carboidrati e una buona dose di fibre ma contiene anche proteine, grassi e zuccheri in piccole quantità. Da non trascurare la quantità di sodio.

Molecola del timolo

Le proprietà del timo sono dovute al principio attivo detto timolo, che è un fenolo, ma anche alla presenza di tannini, terpeni, flavonoidi e saponine.

Il timo vanta numerose proprietà: aromatizzanti, digestive, lassative, antisettiche e antinfiammatorie, soprattutto nel caso di affezioni polmonari e bronchiali.

Il timo viene usato soprattutto sottoforma di infuso e di sciroppo, da usare nel caso di malattie delle vie respiratorie, di tosse e di raffreddore. L’olio essenziale di timo può essere impiegato in caso di naso chiuso per effettuare dei suffumigi con acqua bollente, al fine di contribuire a decongestionare e liberare le vie respiratorie.

L’infuso di timo è indicato in particolare in caso di gonfiori intestinali e di aerofagia in seguito a cattiva digestione. L’infuso di timo, inoltre, può essere impiegato per preparare un colluttorio naturale per eseguire risciacqui e gargarismi, in caso di alito cattivo o mal di gola. Il timo, infatti, è un disinfettante e antibatterico naturale in grado di contrastare i germi responsabili di tali disturbi. L’infuso di timo può essere impiegato anche nei pediluvi, al fine di alleviare la stanchezza e l’affaticamento che si potrebbero verificare a fine giornata a carico degli arti inferiori. L’infuso di timo freddo inoltre può essere usato come ultimo risciacquo per rinforzare i capelli deboli.

Olio essenziale di timo.

OLIO PROTETTIVO

L’olio essenziale di timo vanta un potere antibatterico e antivirale. Ne esistono due varianti: quello rosso, più forte e quello bianco, più delicato. Nel periodo in cui sono frequenti influenze e raffreddori può essere utile diffondere in casa qualche goccia di olio essenziale per purificare l’aria ed evitare il contagio.

Si può usare anche per fare fumenti in caso di raffreddore, sinusite, mal di gola o per massaggi sul petto dal potere balsamico (in tal caso diluito in olio di mandorle dolci o altri olii vegetali). L’olio essenziale di timo diluito può rivelarsi utile anche per fare massaggi contro i dolori reumatici o per stimolare il microcircolo.

UN INGREDIENTE STRAORDINARIO
Cortecce al timo con alici nostrane cucinate durante l’evento A TUTTO GAS “Il Golfo a tavola: cene di conoscenza territoriale”, dell’APS AUSS. Foto C. Guida

Il timo è molto apprezzato in cucina per le proprietà organolettiche e per le proprietà digestive. Viene impiegato per aromatizzare piatti a base di pesce o di carne, per le frittate, per minestre e legumi, per oli e aceti aromatizzati. L’impiego del timo negli alimenti ne favorisce la conservazione impedendo anche la formazione delle muffe. Molto apprezzato è anche il miele di timo.

L’uso alimentare del timo in piccole dosi non dà controindicazioni. Il discorso è diverso nel caso in cui venga utilizzato a livello curativo sottoforma di sciroppo o di olio essenziale. In quest’ultimo caso è sconsigliato l’uso in gravidanza, in allattamento e anche nei bambini piccoli in quanto si tratta di una sostanza molto concentrata e potenzialmente irritante o allergizzante. Non va mai usato puro e per via interna. Dosi eccessive di timo possono provocare sfoghi cutanei, orticaria e, come sciroppo, può provocare nausea, vomito o dolori addominali. Sconsigliato in caso di ipotiroidismo e da fare attenzione in caso si assumano farmaci.

Maria Cautela

CRISI DEL BALLO O DELLE DISCOTECHE?

UNO SGUARDO AI NUMERI

Fino al 2005 l’economia della notte in Italia si fondava sui locali da ballo. I dati di mercato mostrano un crollo di questi negli ultimi 15 anni sia nel numero (da 5mila a 2800) che nel volume d’affari (dagli 8 miliardi di euro annui del 2002 ai 5,3 miliardi di oggi).

La famosa palla a specchi (dall’inglese mirror ball) o strobosfera, usata nelle piste da ballo.

Ma qual è il target rappresentativo di questo crollo? Proprio i Millennials (coloro che sono nati negli anni ottanta e novanta del XX secolo) sembrano aver abbandonato le sale da ballo. Secondo una ricerca Fipe-Istat rispetto al 2008 i giovani dai 20 ai 24 anni che vanno a ballare almeno una volta all’anno sono diminuiti di 343mila unità, quelli dai 25 ai 34 anni di 939mila.

UNA CRISI LEGATA ALL’OFFERTA

Tutto ciò potrebbe far pensare a una crisi del ballo e la domanda sorge spontanea: le nuove generazioni non amano più ballare?

Tutt’altro, è proprio l’aumento della voglia di ballare e di divertirsi che ha   sancito la crisi della solita discoteca. Basti pensare che fino a qualche anno fa non vi era una sorta di concorrenza, chi voleva ballare si rivolgeva per forza di cose ai disco club, non è più cosi. Si balla ovunque: ristoranti, bar, circoli, spiagge, ville ed eventi one-night. L’entrata di nuovi attori nel mercato e il conseguente intensificarsi della concorrenza ha tolto lo scettro dell’economia della notte alla discoteca.

Ma quali sono allora le motivazioni dietro alla crisi di un format che per anni è stato motivo di vanto e di orgoglio nel nostro Paese? Il problema non è la recessione economica, utilizzata troppo spesso come scusa dagli addetti ai lavori, non è la mancanza di denaro, ma è un problema di idee, di innovazione.

Ciò che resta di una famosa discoteca di Rimini chiusa e abbandonata.

Quanti sono i locali che hanno deciso di riconsiderare se stessi o hanno deciso di investire sull’ammodernamento di strutture e impianti? E’ necessario sposare una filosofia moderna di intrattenimento per andare incontro alle esigenze di un profilo di cliente totalmente diverso rispetto a quello precedente. Inoltre è indispensabile utilizzare strategicamente e proattivamente i social media, gli stessi sui quali i giovani decidono di investire una grande quantità di tempo del loro quotidiano.

E’ la mancanza di una visione sul lungo periodo che manca: quante volte ci capita di vedere locali in pieno fermento per due, tre anni e poi vedere gli stessi completamente vuoti fino alla loro chiusura? Manca il coraggio, la voglia di gestire risorse, materiali e non, in maniera efficiente ed efficace con un’ottica strategica volta al lungo termine, in modo tale da non subire le mode, ma di crearle.

L’ OSPITE SPECIALE MOLTO CARO

La discoteca è uno dei luoghi di intrattenimento musicale per eccellenza e il cliente deve essere intrattenuto, ma quanti sono i locali ad offrire un’esperienza audiovisiva di eccellenza? Quanti fanno dell’intrattenimento della clientela il loro core business? Quanti infine ripongono fiducia e cercano di valorizzare giovani dj e vocalist resident che potrebbero diventare il valore aggiunto su cui costruire una squadra di successo?

Purtroppo e troppo spesso forse, ad esempio, si pensa che l’ingaggio periodico o continuo di “Special Guest”, compatibili con le possibilità di spesa del locale, possa essere un mezzo di attrattiva nei confronti del pubblico e generare valore. Sebbene questo a volte possa sembrare un rimedio, troppo spesso invece si dimostra essere un palliativo, e quindi una cura temporanea che esaurisce i suoi effetti nel breve termine. Questo a causa dei costi, spesso insostenibili, che indirizzano la scelta verso dj, vocalist, personaggi dello spettacolo con fascia di prezzo che consenta di rientrare nelle spese.

Ma qual è il motivo di ingaggio di un ospite? Quest’ultimo viene inteso come qualcuno che con il proprio nome sia in grado di attirare il pubblico nella discoteca, e quindi non solo i clienti abituali, ma soprattutto quella clientela che non ha mai frequentato il club. Il problema è che gli ospiti in grado di attrarre nuova clientela e dare un impulso pubblicitario notevole difficilmente sono sostenibili. In definitiva, non ci sono vie di mezzo, o meglio, esistono, ma non rispondono ai motivi che ne stanno alla base della scelta.

ESIGENZE DIVERSE E NON SODDISFATTE
La millennial generation

La verità è che gli addetti ai lavori non hanno saputo rinnovare il prodotto discoteca, è semplicemente rimasto lo stesso degli anni passati, le strutture sono vecchie e non al passo con la tecnologia. Le idee pure. Se sappiamo che la “millennial generation” non va in discoteca dobbiamo chiederci dove va e cosa ama fare. I dati di mercato ci dicono che quest’ultima ama viaggiare, pratica sport, beve alcolici a casa di amici o in locali alla moda, ama le serie televisive, guarda film, partecipa a festival, concerti ed happy hour. E’ una generazione molto diversa da quella dei loro genitori, sono cresciuti nella tecnologia, sono costantemente connessi ai social media con il proprio smartphone e amano condividere le loro “esperienze”. Sanno esattamente cosa vogliono, ed è proprio per ciò che desiderano che effettuano un’analisi costi-benefici, preferiscono spendere i loro guadagni in esperienze di valore.

CAMBIAMENTO E DIFFERENZIAZIONE

La vera sfida per gli attori del mercato è quindi quella di iniziare a dialogare con il proprio pubblico, individuarne aspettative e bisogni, gusti e preferenze e iniziare un percorso per soddisfarli, differenziandosi dai competitor.

C’è bisogno di cambiare approccio, la discoteca deve ripensare a se stessa e non deve essere più solo produttrice di un servizio, ma deve offrire un’esperienza a 360 gradi con capacità di attrattiva e di fidelizzazione.

Compito non facile certo: fenomeni come l’abusivismo, la tassazione e la legislazione sono sempre da tenere in considerazione e spesso non aiutano gli imprenditori del settore. Ma la differenza oggi, e soprattutto domani, la farà chi nel proprio mercato di riferimento attuerà tutte quelle misure strategiche e operative per differenziarsi e soddisfare una domanda che è sempre più veloce e informata.

Jova Beach Party
Il Jova Beach Party a Lignano Sabbiadoro il 6 luglio 2019.

“Non un’epoca di cambiamento, ma un cambiamento d’epoca”,

le parole di Papa Francesco per descrivere la situazione storica attuale. Se volessimo calarla nel contesto musicale e di intrattenimento non potremmo non menzionare “forse la cosa più difficile realizzata nella storia della musica italiana” prendendo a prestito le parole di Jovanotti che contando su 10 mesi di preparazione, 3 palchi di elevato impatto e un mix di mare e musica ha lanciato nell’estate 2019 un tour sold out sulle spiagge italiane, il Jova Beach Party. Una rottura con il “solito” concerto, il “solito” tour di un artista. Non solo musica, il Jova Beach diventa un vero e proprio parco di intrattenimento e divertimento sulla spiaggia fatto di gare di ballo, giochi, cacce al tesoro, food truck. Così ha esordito l’artista citando Pablo Neruda:

“Nascere non basta, è per rinascere che siamo nati. Ogni giorno”.

Forse è proprio da qui che deve ripartire l’intero settore dei locali da ballo .

Marco Cautela

L’EUROPA

La mitologica fanciulla
La fanciulla Europa sulla moneta greca da 2 euro

Nella mitologia greca, Europa era la figlia di Agenore re di Tiro. Zeus innamoratosi di lei decise di rapirla trasformandosi in un enorme toro bianco. La fanciulla mentre coglieva dei fiori in un prato vide il grosso animale avvicinarsi, il quale si sdraiò ai suoi piedi: tranquillizzata decise allora di salire in groppa al toro che si lanciò verso il mare e la trasportò fino a Creta. Dalla loro unione nacquero tre figli, il più importante, Minosse, diede vita alla civiltà cretese culla della civiltà europea. Il nome Europa così iniziò ad indicare tutti i territori a nord del Mediterraneo.

Il principio

La prima forma di un’unificazione del territorio europeo fu dovuta all’impero romano, grazie a secoli di lotte politiche e militari. Nel 212 d.C. venne emanato uno degli editti più importanti della storia romana, la Constitutio Antoninia. Tale editto, emanato dall’imperatore Caracalla, estendeva la cittadinanza romana a tutti gli abitanti dell’impero. Ma l’idea di una vera e propria Europa unita sorge all’indomani della seconda guerra mondiale il cui contesto economico e politico, gravemente compromesso, aveva bisogno di una spinta verso la ricostruzione. Tale contesto era animato da un lato da coloro che avevano prettamente una visione politica, ossia di creare un’alleanza che si sottraesse all’ingerenza sovietica. Dall’altro, invece, era composto da intellettuali che accoglievano il pensiero di Kant e Rosseau, abbraciando l’idea di una federazione europea.

I sei paesi della CECA

Il 18 aprile del 1951 a Parigi, sei paesi firmarono il Trattato istitutivo della Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio (CECA). Tale trattato attuò la prima forma di limitazione della sovranità di ciascun paese firmatario a favore di un ente sovranazionale. I sei membri fondatori furono: il Belgio, la Francia, la Germania, l’Italia, il Lussemburgo e i Paesi Bassi. Successivamente, nel 1957, gli stessi paesi firmarono i Trattati di Roma che rappresentano il momento costitutivo della Comunità Europea. Col passare degli anni aderirono altre nazioni e nel 1979 furono avviate le prime elezioni a suffragio universale diretto del Parlamento Europeo, che segnarono un momento decisivo per la partecipazione dei cittadini europei.

Il Mercato Unico

Ma il progetto più ambizioso è stato da sempre quello della creazione di un mercato comune. Nel 1986 viene firmato l’Atto unico europeo, che pone le basi per un ampio programma, di sei anni, finalizzato alla formazione di un “Mercato Unico”. Il quale, grazie anche al crollo del blocco sovietico, avverrà in una prima forma nel 1993 con l’attuazione delle “quattro libertà” di circolazione di beni, servizi, persone e capitali. Infine nel 2002 si arriva all’adozione della moneta unica, l’Euro, che ha dato vita a opinioni discordanti e ad accesi dibattiti.

I problemi

Per l’Europa dal 2010 a oggi possiamo dire che è stato un decennio complesso e critico. I problemi che l’Unione ha dovuto affrontare sono molteplici: primo tra questi la crisi globale che ha scosso le fondamenta economiche e messo in discussione l’importanza dell’Euro. A questa si aggiungno le continue guerre in medio Oriente e in Africa che hanno provocato instabilità con conseguente emigrazione verso l’Europa. L’UE, oltre al dilemma di come prendersi cura di loro, è diventata anche bersaglio dell’estremismo religioso e dei numerosi attacchi terroristici. Tale insofferenza ha portato il Regno Unito ad attuare una consultazione referendaria (finita con esito positivo) sull’uscita dall’Unione, la “Brexit“.

Gli enti che operano per l’Europa
Il Parlamento Europeo

Il funzionamento dell’UE è regolamentato dai trattati, approvati volontariamente e democraticamente da tutti gli Stati membri. Le istituzioni che permettono all’Unione di perseguire i propri obiettivi sono tre:

  • Il Parlamento Europeo: rappresenta i cittadini dell’Unione Europea. Condivide le funzioni legislative e di bilancio con il Consiglio.
  • Il Consiglio dell’Unione Europea: istituzione che da all’Unione gli impulsi necessari al suo sviluppo. Rappresenta i governi degli Stati membri ed esercita congiuntamente al Parlamento la funzione legislativa e di bilancio.
  • La Commisione europea: rappresenta l’Unione Europea ed ha il compito fondamentale di promuovere l’interesse generale europeo. Ad essa compete la funzione esecutiva.
Un’unione eterogenea e variegata
28 Stati membri della UE

Oggigiorno i paesi membri dell’Unione sono 28, la popolazione è di circa 510,1 milioni di persone (il 6,9% della popolazione mondiale). Si parlano 24 lingue ufficiali ma la Commissione svolge i suoi lavori in tre lingue procedurali: inglese, francese e tedesco. L’UE non ha alcun legame formale con nessuna religione. L’articolo 17 del trattato sul funzionamento dell’Unione Europea riconosce lo “status sotto il diritto nazionale delle chiese e delle associazioni religiose” nonché quello delle “organizzazioni filosofiche e non confessionali”.

Tutti insieme per la pace e la libertà

Infine un ruolo fondamentale che assume l’UE è quella di garantire i diritti fondamenti dell’uomo e del cittadino. Ha da sempre assunto il principio

La carta dei diritti fondamentali dell’UE

dello stato di diritto e la promozione dei diritti umani come propri valori fondanti (basti pensare che requisito fondamentale per farne parte è l’abolizione della pena di morte). Garantisce il principio di uguaglianza dei cittadini, il principio di democrazia rappresentativa e partecipativa, promuove la partecipazione delle legislazioni nazionali in materia di asilo politico, di repressione del razzismo e della xenofobia, sostenendo i diritti delle minoranze. E’ su tali valori che L’UE persegue i seguenti obiettivi:

  • promuovere la pace e il benessere dei suoi popoli;
  • offrire sicurezza e libertà;
  • promuovere la coesione economica;
  • rispettare la diversità culturale;
  • combattere l’esclusione sociale.

Mario Attanasio

Lavoro nei campi

Disegno di Rosapia Montuori

A Torraca fino alla seconda metà del 1900 la vita dei bambini, figli di contadini, si svolgeva aiutando i genitori in campagna. Si utilizzavano buoi e asini per arare la terra, si zappava, si raccoglieva il grano per fare il pane e si mungevano le mucche per fare il latte. Leggi tutto “Lavoro nei campi”

La Rivolta di Reggio

Disegno di Paolo De Lio

Come in ogni paese che si rispetti i suoi abitanti non sempre sono nati e cresciuti lì, così tra i nonni intervistati uno di loro è cresciuto a Reggio Calabria ed ha avuto modo, all’età di 23 anni, di vivere quella che fu chiamata la Rivolta di Reggio. Leggi tutto “La Rivolta di Reggio”

Le feste

Disegno di Rosa Serra

Le cose più semplici sono spesso il ricordo più bello: i racconti degli anziani di Torraca rimandano alle feste di paese, alle ricorrenze e alle feste in casa. Leggi tutto “Le feste”

Viaggio a Moliterno

Disegno di Francesco Grillo

Nella prima metà del 1900 poteva accadere che per acquistare, tramite baratto, le sementi necessarie alla coltivazione (la chiantima) si andasse a piedi fino a Moliterno. Leggi tutto “Viaggio a Moliterno”

Dolce Natale: roccocò e struffoli

Durante le vacanze natalizie è usanza diffusa in Campania terminare il pasto con dolci della tradizione partenopea. Tra questi spiccano i roccocò e gli struffoli. Ma quando sono nati e da dove trae origine il loro nome?

Leggi tutto “Dolce Natale: roccocò e struffoli”

Le magare

Disegno di Elisa De Lio

Si racconta dell’esistenza delle Magare: <<donne con poteri strani capaci di fare entrare una bambina di 7-8 anni in un cassetto da cucina, oppure di riuscire a fare innamorare il ragazzo più bello del paese della ragazza più brutta e antipatica>>. Leggi tutto “Le magare”

Due nuove opportunità museali: il MASC di Sala Consilina e l’Antiquarium di Sapri

MASC – Museo Archeologico Sala Consilina

La nostra sete di conoscenza ci ha portati a Sala Consilina, una città in provincia di Salerno, a pochi passi dal Golfo di Policastro. Nel centro della città, fra piccole stradine e ospitali abitanti, sorge un convento seicentesco dei Cappuccini con la sua chiesa, ormai sconsacrata.

Il convento è completamente ristrutturato, mantenendo il suo fascino antico ed è oggi il Polo Culturale Cappuccini, centro di eventi culturali di vario genere. Inoltre è la sede di un importante museo archeologico: il Museo Archeologico di Sala Consilina, ovvero il MASC.

Leggi tutto “Due nuove opportunità museali: il MASC di Sala Consilina e l’Antiquarium di Sapri”